Gli antropologi hanno scoperto che le culture differiscono molto nella preferenza per il gusto amaro, aspro o salato ma la predilezione per il dolce sembra essere universale. Questo vale anche per molti animali, e non c’è da stupirsi, perché la natura immagazzina l’energia negli zuccheri. Come per molti mammiferi, la nostra prima esperienza del sapore dolce avviene con il latte materno. E’ possibile che acquisiamo tale predilezione attraverso l’allattamento, o forse nasciamo con un istinto per le cose dolci che ci fa desiderare il latte materno. (M. Pollan, La botanica del desiderio. Il mondo visto dalle piante) .
Il sapore dolce sembra quindi essere fondamentale per l’uomo … aiuta a rivivere emozioni primordiali; stimola emozioni e pensieri diversi.
Sembra esserci uno stretto legame tra manifestazioni “amorevoli” e zucchero.
Il bisogno sfrenato di dolce è tipico di chi cerca di appagare il suo piano emotivo, ricercando un senso di protezione e amore che non riesce a trovare fuori, che non si permette di chiedere o di ricevere. Emblematica è l’immagine tratta dal film “Il diario di Bridget Jones” in cui, a causa delle pene d’amore, la protagonista si rinchiude in casa, avvolta da una coperta e con in mano un barattolo di gelato.
Quante persone, almeno una volta nella vita, hanno vissuto una situazione analoga?
Quanti, per riportare un equilibrio sul piano psico – emotivo, assumono un surrogato della dolcezza e dell’amore che manca loro per colmare un vuoto o una carenza affettiva?
Ci sono anche tante persone che dopo pranzo avvertono il bisogno di “mangiare un dolcetto” … vi siete mai chiesti perché? In psicosomatica si sostiene che il bisogno di dolce, in generale, dimostra una carenza affettiva che dev’essere colmata. Va bene mangiare qualcosa di dolce a fine pasto ma con la consapevolezza che quel dolcetto non va a saziare un bisogno affettivo e che va a colmare solo momentaneamente questo vuoto; sarebbe più utile cercare attenzioni e coccole dalle persone che ci circondano, nutrirsi a pieno della vita e delle esperienze vissute quotidianamente piuttosto che cercare surrogati.
Ingerire qualcosa di dolce potrebbe anche rivelarsi un modo per vedere le cose in un modo differente, per affrontare situazioni che procurano noia o non piacciono. Si pensi alla metafora suggerita da Mary Poppins quando, per fare in modo che i piccoli Jane e Michael mettano in ordine la loro camera, canta la canzone “Con un poco di zucchero, la pillola va giù, la pillola va giù…. tutto brillerà di più”.
Un modo utile per far fronte a situazioni simili potrebbe essere quello di chiedersi “Di cosa avrei realmente bisogno?” e poi “Cosa posso fare per raggiungere il mio obiettivo?”. Indirizzare quindi l’attenzione verso l’obiettivo distogliendola così dal desiderio del dolce.
Per molti questo bisogno è passeggero, si manifesta in un periodo di forte stress, un dolcetto sostiene emotivamente e fisicamente. Tuttavia se la condizione è ormai cronica e l’assunzione di zuccheri si trasforma in un vero e proprio abuso, finisce per ripercuotersi sulla salute e sulla linea. Cosa fare?
Le scelte sarebbero fondamentalmente due:
1.considerare primario il bisogno di fagocitare surrogati affettivi, pagando in salute e forma fisica;
2.considerare primario il proprio benessere, cambiare attitudini e atteggiamenti che sono la causa dello squilibrio alimentare ristabilendo la condizione di salute.
Tuttavia, oggigiorno, l’industria chimica ha messo a disposizione di chi vuole “crogiolarsi nel suo male” tanti prodotti di sintesi (come, ad esempio l’aspartame e la saccarina) che in un primo tempo sono stati utilizzati per i diabetici e che poi sono stati ampiamente pubblicizzati come soluzione ideale per soddisfare il bisogno di dolce mantenendo la linea. Gli zuccheri di sintesi, in realtà, non sono altro che palliativi per tentare di sopperire ad un bisogno profondo che resterà inappagato, con l’aggravante di pesanti conseguenze sull’organismo. E’ infatti risaputo che i dolcificanti industriali, che hanno un potere dolcificante superiore dello zucchero (l’aspartame circa 200 volte di più, la saccarina circa 500 volte di più), hanno effetti collaterali – quali ad esempio vuoti di memoria, disturbi alla vista, ronzii alle orecchie, nausea e disturbi gastrointestinali – e possono essere addirittura nocivi per la salute.
Ma anche tra gli zuccheri “naturali” c’è zucchero e zucchero, ognuno con caratteristiche sue proprie e principi nutritivi differenti. Miele, melassa, zucchero bruno, zucchero bianco, malto, stevia, succo d’agave, succo d’acero, fruttosio, saccarosio, … hanno tutti pro e contro, sempre maggiore è l’informazione reperibile in proposito. In linea generale, peraltro, è bene sapere che tutte le forme di zucchero creano un ambiente idoneo alla nascita di batteri, lieviti e muffe all’interno del corpo. Questo perché tutti gli zuccheri sono acidi e sono in grado di produrre acetaldeide (una tossina) e alcool nell’organismo. Più zucchero riceve l’organismo, più microrganismi nocivi si svilupperanno internamente e più velocemente si riprodurranno.
Tra gli altri effetti collaterali dello zucchero: ci fa perdere vitamine e sali minerali. Infatti, una sostanza chimica come lo zucchero (o altri tipi di zuccheri semplici senza sali e vitamine come il fruttosio) ci sottrae vitamine del gruppo B e magnesio, entrambe sostanze che sono essenziali per fissare il calcio (creando scompensi per ossa, denti, sistema immunitario). Inoltre, secondo la Medicina Tradizionale Cinese, il sapore troppo dolce nuoce alla milza (a cui è collegato, tra l'altro, il sistema linfatico) e ai reni, disturbando pensiero, memoria, sistema immunitario, ossa, sistema nervoso.
Come suggerisce il Prof. Berrino, già direttore del Dipartimento di Medicina Preventiva e Predittiva dell'Istituto dei Tumori di Milano: "Cerchiamo di disassuefarci da questo gusto avvelenato che ci ha imposto l'industria che ha messo lo zucchero dappertutto."
Non è un caso che la natura ci ha dato lo zucchero, ma lo ha reso poco disponibile!