“Torniamo agli appelli lanciati anche a novembre in occasione del convegno che abbiamo dedicato a questo dilagante problema – sottolinea Enrico Chiesa, presidente di Confagricoltura Piacenza -. Più volte Confagricoltura ha denunciato che l’insufficiente gestione della fauna selvatica sta generando gravi danni, non solo agli agricoltori, ma anche alla sicurezza della cittadinanza. Gli incidenti stradali, che si stanno verificando sempre più frequentemente, anche nelle zone periurbane, non fanno che evidenziare la scarsa efficacia dei piani di contenimento della fauna selvatica che ormai sempre più frequentemente si spinge anche nelle zone abitate”. I danni alle colture vengono risarciti in parte e non annoverano l’ammanco economico che la mancata produzione perpetra lungo la filiera, ma c’è, soprattutto, un problema di sicurezza per l’incolumità delle persone, anche dei privati cittadini che, ignari dell’esponenziale aumento del pericolo, rischiano continuamente anche durante il più tranquillo dei loro tragitti. “Ormai anche in pianura gruppi di ungulati si muovono nei campi, tutelati e liberi di fare quello che vogliono. Manca la protezione per gli uomini. Chi produce lavorando nei campi – ricorda Chiesa – chi impiega manodopera dovrebbe, non potendosi difendere, chiedere l’intervento di una scorta ogni volta che esce a perlustrare le colture!”. E’ una situazione paradossale – sottolinea la nota di Confagricoltura Piacenza – che richiede il ripristino di un giusto equilibrio tra uomo e natura. I cinghiali che stanno proliferando oltremodo – sottolinea Confagricoltura – sono ibridi immessi per assecondare l’aspetto ludico della caccia in spregio dell’etologia e dell’ambiente. In generale il tema della fauna selvatica viene gestito in contrapposizione con quello della difesa delle colture, mentre gli imprenditori agricoli da centinaia d’anni permettono alla selvaggina di crescere e nutrirsi nei loro campi e da tempo si sentono presi in giro.
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