AGGIORNAMENTO ORE 16.30 – Al termine di una serie di interventi da parte di vari consiglieri provinciali, ha preso la parola il presidente della Provincia Massimo Trespidi per un intervento che ha lasciato il segno e che può sintetizzarsi nella proposta di cambiare lo statuto della Fondazione sulla base delle nuove esigenze del territorio dettate dalla crisi e dalle mutate condizioni generali.
«Io credo con molta franchezza che occorra cambiare strategia – ha detto Trespidi – E' finita una fase storica nella quale la Fondazione predisponeva una politica quasi esclusivamente affidata alla contribuenza. Occorre un cambio strategico e occorre coraggio in questa nuova fase, una fase in cui il neopresidente è all'inizio del suo mandato, e quindi il tempo c'è. Una valutazione molto chiara ci porta a dire che la capacità dei due grossi enti locali, comune e provincia, è andata diminuendo progressivamente. Si apre uno scenario nuovo, alla luce del fatto che nel momento in cui verranno abolite le province la Fondazione è quel nuovo soggetto a dimensione provinciale che non può non tutelare ancora di più gli interessi del sistema territoriale piacentino. Bisogna leggere questa nuova fase storica in questi termini e quindi la Fondazione può essere supplente e a volte sostitutivo degli enti locali. Occorre che si attivi una politica di investimento. Vanno abbandonati i contributi a pioggia che oggi sono anacronistici e di mettere a capitale le risorse di cui dispone individuando sui cinque anni i settori sui quali investire. Bene l'individuazione del welfare come settore primario. Ricordiamoci però che il welfare sta in piedi anche attraverso una politica di sviluppo economico. Altrimenti il sostegno al welfare diventa asfittico e assistenzialistico, e oggi non si può più. Se necessario va cambiato lo statuto. Altre fondazioni l'hanno fatto: hanno adeguato lo statuto in base alle nuove esigenze del territorio. Certo, ci vuole coraggio ma bisogna prendere atto che la Fondazione oggi è chiamata a svolgere un ruolo diverso rispetto al passato. La Provincia si rende disponibile per un dialogo proficuo per individuare i nuovi settori sui quali vale la pena investire. E va tenuto conto che ci sono importanti appuntamenti, come l'Expo, per i quali vale la pena riconsiderare le linee statutarie».
ORE 15 – Il presidente della Fondazione di Piacenza e Vigevano è stato invitato a presentare la situazione dell'ente di via Sant'Eufemia al Consiglio provinciale riunito in via Garibaldi.
Seduta aperta proprio dal neopresidente Scaravaggi che ha subito fatto qualche numero:
la Fondazione ha un patrimonio di 370 milioni di euro e per il 2013 è prevista la possibilità di erogare sul territorio 5,5 milioni di euro e la stessa cifra sarà stanziata anche nel 2014 con la speranza, per l'anno venturo, di poter avere una disponibilità anche maggiore.
Di questi 5,5 milioni una buona parte per il 2013 era già vincolata per investimenti programmati su base pluriennale e quindi si tratta di stanziamenti già fissati (Hospice, Università e teatro).
«Far fruttare un patrimonio al giorno d'oggi – ha detto Scaravaggi – è una sorta di roulette russa: mi sono calato in una realtà che come ingegnere non conoscevo al meglio. Ho fatto quasi tre mesi per capire cos'è la fondazione, cosa c'è dietro alla fondazione e mi ci sono voluti tutti. La nuova governance intende mantenersi in una linea di continuità con la precedente gestione; nessuna interruzione, dunque, delle cose buona che ho trovato. La mia intenzione sarebbe avere particolare attenzione al welfare, al sociale. Vorrei che la nuova governance si caratterizzasse per questo, per la filantropia, l'assistenza agli anziani, alle famiglie».
Il presidente Scaravaggi ha poi ricordato che nonostante siano passati tre mesi dalla sua nomina ma l'assetto istituzionale dell'ente non è ancora completato: «A breve verrà fatto con la convocazione del nuovo consiglio generale».
E ci ha tenuto a concludere, Scaravaggi, con una puntualizzazione con riferimento ai bilanci e le polemiche che spesso nascono in merito agli investimenti: «Voglio ricordare, se mai ce ne fosse bisogno, che la fondazione è un ente super-vigilato, molto più di quanto io immaginassi. Morale: i cittadini possono stare tranquilli».